Da provinciale ignorante quale sono, non ho colto, nel nuovo film dei fratelli Coen A proposito di Davis, i riferimenti a Colazione da Tiffany. E sì, ovviamente ho riconosciuto lo zio Bob in una delle ultime inquadrature, ma ho inteso la citazione semplicemente a mo' di cameo omaggio: vale a dire che poche note e una silhouette non mi sono sembrate sufficienti a srotolare un ragionamento sulla rivoluzione del nuovo folk dylaniano che si innesta nella tradizione. Insomma, dov'è la sostanza? Me lo sono chiesta per tutta la durata - per fortuna contenuta - del film, certa che il finale mi avrebbe condotta a un qualche sviluppo, più o meno logico. In realtà, niente. Vogliamo ribadire che il mondo si divide tra perdenti nati e individui geneticamente disposti al successo? Non mi sembra il caso di farci sopra un film. Vogliamo svolgere un accurato esercizio di manierismi, confezionare un lavoro imbottito di citazioni e rimandi più o meno criptati? Si può fare tutto, per carità, ma per gente modesta come me i grandi film sono un'altra cosa. Con Inside Llewyn Davis i Coen sembrano aver fatto un inutile monumento a sé stessi o poco più. Meno male che c'è il gatto, che recita stupendamente e che si aggira per il film con grazia e intelligenza impareggiabili.
lunedì 10 febbraio 2014
martedì 14 gennaio 2014
Il capitale umano
Non ce la faccio a dire che il film è bellissimo, perché è spaventosamente uguale alla vita, la nostra vita. E gli attori - tutti straordinari - sono l'esatta replica di tipologie comunissime da queste parti. Le caratteristiche antropologiche locali sono rappresentate senza alcuna sbavatura, soprattutto senza maniera: volgarità e ipocrisia di questi luoghi e di questi tempi resi con raffinata sapienza di dettagli. Già da subito in lizza per i migliori film dell'anno, da tutti i punti di vista.
domenica 8 dicembre 2013
Le primarie, il lupo, Pierino e il narratore.
Provo un'intensa antipatia per Matteo Renzi. La prima cosa che odiai in lui, anni fa, quando a malapena sapevo chi fosse, fu la voce: mi capitò di sentirlo alla radio nel ruolo di narratore in Pierino e il lupo e l'irritazione fu istantanea. Avvertii nel suo tono una smania di protagonismo che mi procurò un intenso fastidio. Unitamente alla sua popolarità è aumentata anche la mia avversione nei suoi confronti. Credo sia questa la ragione per cui stamattina, all'improvviso, ho sentito il bisogno di fare una cosa che mai mi sarei aspettata da me stessa: mettermi in coda per le primarie. Ebbene sì, perché nella sala consiliare del comune di Villaguardia, oggi, poco prima delle 14, sono stata testimone di una (seppur modesta) coda. Sono una specialista delle cause perse, certo, ma anche una ribelle orgogliosa, e non volevo consegnarmi alla sconfitta senza manifestare il mio dissenso. Non ho mai votato Pd e di certo non comincerò adesso. Voglio vedere il narratore alla prova dei fatti, al netto delle sue ciance.
mercoledì 4 dicembre 2013
Incapace
Mi sento incapace di fare qualsiasi cosa. Mi sento tollerata - e sostenuta - dalla società come un reduce di guerra. Con la differenza che io ho combattuto per me stessa, non per la patria. Dunque mi sento doppiamente grata. Forse per il momento devo solo accontentarmi di stare a galla.
domenica 1 dicembre 2013
Di cosa parliamo quando parliamo di Made in Italy
È almeno un anno - sicuramente a partire dall'incendio di Dacca del novembre 2012 - che prima di comprare un capo di abbigliamento mi sincero che non sia stato prodotto in Bangladesh. Raramente riesco a concedermi un capo prodotto in Italia ma, quando succede, mi sento soddisfatta e a posto con la coscienza. Certo alla luce di quello che è successo oggi mi chiedo che senso abbia il mio scrupolo. Di cosa parliamo quando parliamo di Made in Italy?
mercoledì 20 novembre 2013
Primo giorno di sole
dopo non so più quanto, e la prospettiva di passare il pomeriggio in uno sgabuzzino angusto a fare fisioterapia col sottofondo delle chiacchiere demenziali provenienti dalla sala d'aspetto, non ha alcun effetto tonificante sulla mia povera psiche.
Comunque, il modesto soleggiamento odierno avrà sorte effimera. Meglio così. Torniamo ai nostri boschi fradici e alle solitudini tempestose di sempre.
Comunque, il modesto soleggiamento odierno avrà sorte effimera. Meglio così. Torniamo ai nostri boschi fradici e alle solitudini tempestose di sempre.
venerdì 15 novembre 2013
Ode all'autunno
Saranno anche belli i cieli tersi d'estate, le vastità turchine e i contorni delle cose affilati dal sole, ma io amo i cieli bui dell'autunno, quando spira il gelo d'inverno tra le ultime dolcezze piovigginose. Mi piace il momento cupo del passaggio, quando gli alberi, svanita la prima vera tempesta, si scoprono a brandelli; quando il crepuscolo precipita all'improvviso e l'aria candida ti taglia le mani. È un tempo dolce, questo. Un tempo da passare dietro un vetro illuminato ascoltando le Suites Inglesi; il sogno di un Nord ideale di bimbi in slitta e maglioni jacquard e cori e vetrofanie di Natale. Un Nord che non esiste, se in Norvegia non è più possibile portare al collo un crocifisso.
Oltre al bel clima autunnale, la giornata si è distinta per la puntata di Wikiradio dedicata a John Keats e raccontata - al solito splendidamente - da Franco Buffoni.
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