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lunedì 5 gennaio 2015



Ero una ragazzina molto sola, adesso lo so: adesso che vivo in una caverna di ghiaccio e lancio picconate furiose per risalire in superficie e non morire congelata. Adesso so che non ero sbagliata ma terribilmente sola. E tu non saprai mai cosa abbia significato allora la tua musica per me. Che colore, che luce, che speranza!
Solitudine di ghiaccio. Solitudine di ghiaccio. Solitudine di ghiaccio.

sabato 20 dicembre 2014

Xmas time


martedì 14 gennaio 2014

Il capitale umano

Non ce la faccio a dire che il film è bellissimo, perché è spaventosamente uguale alla vita, la nostra vita. E gli attori - tutti straordinari - sono l'esatta replica di tipologie comunissime da queste parti. Le caratteristiche antropologiche locali sono rappresentate senza alcuna sbavatura, soprattutto senza maniera: volgarità e ipocrisia di questi luoghi e di questi tempi resi con raffinata sapienza di dettagli. Già da subito in lizza per i migliori film dell'anno, da tutti i punti di vista.

venerdì 15 novembre 2013

Ode all'autunno

Saranno anche belli i cieli tersi d'estate, le vastità turchine e i contorni delle cose affilati dal sole, ma io amo i cieli bui dell'autunno, quando spira il gelo d'inverno tra le ultime dolcezze piovigginose. Mi piace il momento cupo del passaggio, quando gli alberi, svanita la prima vera tempesta, si scoprono a brandelli; quando il crepuscolo precipita all'improvviso e l'aria candida ti taglia le mani. È un tempo dolce, questo. Un tempo da passare dietro un vetro illuminato ascoltando le Suites Inglesi; il sogno di un Nord ideale di bimbi in slitta e maglioni jacquard e cori e vetrofanie di Natale. Un Nord che non esiste, se in Norvegia non è più possibile portare al collo un crocifisso.
Oltre al bel clima autunnale, la giornata si è distinta per la puntata di Wikiradio dedicata a John Keats e raccontata - al solito splendidamente - da Franco Buffoni.
 

sabato 26 dicembre 2009

The Rod Stewart sessions 1971-1998

Trovato sotto l'albero.
Quando le recensioni del Busca sono affidabili.

giovedì 24 dicembre 2009

It must be Christmas time

“Ora mi odierai per aver scritto 2000 Miles” era stato l’unico commento di Chrissie quando le avevo dato la notizia dell’abbandono di Alex.
“Quella canzone piaceva a mia madre” mi ero ricordato io. “Le piacevi tu nel video, in mezzo alla neve… era la sua canzone di Natale preferita.”


sabato 19 dicembre 2009

Gossip ma non troppo

Insomma è ufficiale: la fine del matrimonio tra Angela Gheorghiu e Roberto Alagna è confermata. Affari loro? È evidente. Però sono un po' anche affari nostri. Perché quando una coppia d'arte e vita non funziona più, va in frantumi anche il nostro sogno che la creazione artistica sia un fuoco inestinguibile. Le coppie che vivono questa dimensione totalizzante dell'arte sono a rischio dal primo momento e, da questo punto di vista, bisogna riconoscere che il sodalizio Gheorghiu-Alagna è già durato più della media.
Intanto, al di là delle facili battute che i due personaggi possono suscitare - stiamo parlando di due divi assoluti, dunque due individui inevitabilmente eccessivi -, restano le loro interpretazioni che entrano di diritto, e per restarci, nella storia dell'interpretazione dell'opera. Personalmente sono grata ad Angela Gheorghiu e Roberto Alagna per le loro interpretazioni pucciniane, appassionate e moderne. Credo che ci mancherà molto il loro sogno, la loro ipersensibilità.


martedì 15 dicembre 2009

"A Christmas carol" di Robert Zemeckis

Premesso che non amo gli effetti speciali da vertigine e non vado pazza per la performance capture, rivedrei comunque molto volentieri questo Christmas Carol di Zemeckis.
Nettamente più suggestiva la prima parte con menzione particolare per
- lo spirito di Jacob Marley e le sue catene che si allungano fino alle poltrone degli spettatori
- la miriade di anime incatenate che scontano il contrappasso vagando nel cielo notturno
- lo spirito del natale passato, suadente e implacabile come si conviene a una fiamma.

Piuttosto eccessivo il natale presente con la sua risata grassa; e troppo cartoon e spettacolare - tanto da diventare poco efficace - il rocambolesco viaggio di Scrooge nel futuro.

Per il resto tutto è bene quel che finisce bene e, per dirla con Tiny Tim, "God Bless us, every one".

domenica 13 dicembre 2009

I've been chasing ghosts

"I’ve been chasing ghosts and I don’t like it
I wish someone would show me where to draw the line
I’d lay down my sword if you would take it
And tell everyone back home I’m doing fine"


martedì 8 dicembre 2009

Mervyn e Dylan


Leggendo questa interessantissima biografia di Mervyn Peake mi sono imbattuta in un commovente ritratto a matita di Dylan Thomas addormentato. È strano che nel bel libro di Ferris l'amicizia fra Peake e Thomas sia tanto sottovalutata. A questo proposito riporto un preziosissimo estratto da un'e-mail inviatami l'anno scorso da Sebastian Peake, primogenito di Mervyn:
"Yes, Dylan Thomas, who regularly borrowed money from my mother, The Godess as he called her, but did not usually pay it back, would as a quid pro quo offer to take me to the kindergarten in Chelsea where I went. As we walked along he would tell me wonderful stories in his marvelous, mellifluous Welsh voice.
Stories of pirates and adventures of Highwaymen usually dominated."
(Sebastian Peake, 18 novembre 2008)

lunedì 7 dicembre 2009

Joy Division - guida pratica

Segnalo il prezioso volumetto distribuito in allegato al numero di dicembre della rivista Rumore. La "guida pratica" dei Joy Division curata da Luca Frazzi non è solo un efficace riassunto della vicenda aristica – inscindibile da quella umana - di Ian Curtis, ma anche una rilettura filologicamente corretta della produzione della band, un riposizionamento doveroso all’interno delle coordinate del post- punk, contro la logica corrente che tende a inglobare nel fenomeno “dark” tutto ciò che nacque, musicalmente parlando, dalle ceneri del ‘77. Illuminante a questo proposito l’intervista a Federico Fiumani dei Diaframma, posta in appendice all’excursus biografico.

La franchezza di Fiumani è ammirevole, commoventi i suoi ricordi e incolmabile, viene da dire, la distanza fra i ventenni di oggi e quelli di allora. Gli ultimi eroi (e il pensiero devoto va a Bowie, il maestro), gli ultimi a confondere arte e vita fino, spesso, a morirne, sono stati proprio loro, quelli che hanno avuto vent’anni nei '70 e '80 del secolo scorso.

lunedì 30 novembre 2009

Dorian Gray di Oliver Parker

Ne sconsiglio vivamente la visione, a meno che non siate appassionati di horrors verminosi.
Se avete amato il romanzo di Wilde o se, come me, l'avete riletto di recente, non sprecate i soldi del biglietto perché il film non trasmette neanche in minima parte l'atmosfera inquietante del romanzo.
Tutto ciò che Wilde lascia intendere, qui viene ampiamente mostrato, allo scopo, presumo, di sopperire alla totale assenza di profondità, di indagine introspettiva, di sfumature.
State a casa a leggere un libro che è meglio.

sabato 28 novembre 2009

Blues for children

Beneficenza e solidarietà non sono più tanto di moda di questi tempi, ma sembra che qualcuno non abbia perso l'abitudine di pensare che in qualche caso anche un piccolo contributo può servire.

Va da sè che anche il Bluesman è fra i "benevoli"* elencati nell'articolo.

*(per la traduzione di "benevoli" consultare lo
Svizzionario)

domenica 22 novembre 2009

Old wave - Ricevo e segnalo


WAYNE HUSSEY [The Mission – ex Sisters Of Mercy]
+ special guests: MILES HUNT & ERICA NOCKALLS [The Wonder Stuff]

Sabato 5 dicembre 2009
PRATO - EXENZIA
Via E. Sambo 10
www.exenzia.it – www.myspace.com/legothique

Domenica 6 dicembre 2009
MILANO - LIGERA
Via Padova 133
www.mi-decay.org

Ex membro dei Dead Or Alive e dei Sisters Of Mercy (di cui fu il principale compositore delle musiche dello storico “First & Last & Always”). WAYNE HUSSEY è meglio conosciuto per essere il cantante e chitarrista dei Mission, gruppo di punta della scena gothic-rock degli anni ottanta formatasi a Leeds nel 1986. Messi da parte i Mission (ufficialmente scioltisi nella primavera del 2008 con quattro date consecutive allo Sheperds Bush Empire di Londra), Wayne prosegue quindi la sua carriera solista pubblicando l’album “Bare” (ristampato proprio in questi giorni dalla Echozone Records / Sony Music) e girovagando per il mondo solo con la sua voce e la sua inseparabile chitarra. Nel corso di queste due date italiane di Wayne Hussey non solo sarà possibile riascoltare alcune delle hit che hanno reso popolari i Mission, ma anche b-side, cover di altri artisti (Depeche Mode, The Cure, Bowie, Radiohead, U2, Beach Boys…) e alcune canzoni nuove di zecca.

Siti ufficiali:
www.themissionuk.com
www.waynehussey.de
www.myspace.com/waynehussey

MILES HUNT ed ERICA NOCKALLS sono rispettivamente voce e violino dei Wonder Stuff, uno dei gruppi indie inglesi più apprezzati degli anni novanta, per via di quella sua strana commistione di pop, punk rock e musica folk che li poneva a metà strada tra i Waterboys e i Pop Will Eat Itself (tra le altre cose prima band di Miles Hunt). Miles ed Erica (unitasi ai Wonder Stuff solamente pochi anni fa) riproporranno in coppia (e anche insieme a Wayne Hussey) molti classici del repertorio dei Wonder Stuff, alcune cover e brani tratti dall’album “Catching More Than We Miss” (uscito a nome Miles Hunt ed Erica Nockalls).

Siti ufficiali:
www.thewonderstuff.com
www.myspace.com/theactualmileshunt
www.myspace.com/ericanockalls

lunedì 16 novembre 2009

Francesco Piemontesi al Salone Estense di Varese

Programma forse un po’ troppo nutrito quello scelto dal giovane pianista svizzero, pupillo di Martha Argerich: Haydn, Schubert, Debussy e Schumann. L’impressione generale è stata quella di uno chef intenzionato a dimostrare di eccellere in ogni tipo di pietanza, col risultato che gli ingredienti sono finiti un po’ a casaccio in tutti i piatti.

Grande tecnica, indubbiamente, ma poca profondità. Approccio scolastico per Haydn (dove non abbiamo percepito alcuna avvisaglia Sturm und Drang). Nessuna sensibilità viennese per Schubert. Assenza di colori per i preludi di Debussy, affrontati con un impeto poco opportuno. La seconda parte del concerto, interamente dedicata a Schumann (Fantasia op.17 e Toccata op.7) si è lasciata fruire come la prova d’esame di un bravo allievo di conservatorio.

Per il momento, di Francesco Piemontesi (nato 26 anni fa a Locarno) mi sento di dire che è un bravo pianista. La musica, però, sappiamo benissimo che sta altrove.

mercoledì 11 novembre 2009

Lignes de fuite - 4 (Mervyn Peake)

"All artists are inspired by beauty, but not all artists see beauty in the same places or in the same way. For Mervyn Peake, it was the line that inspired him, rather than colour, tone, or texture. [...]

This ability not merely to see but also to render on paper the subtlety of the outline of the human figure made him acutely aware of how tiny a difference separates beauty from ugliness.[...]

Seeing how rarely the human face or figure attains perfection gave Peake the potential to be a caricaturist, or a cynic; instead he lovingly played with the borderline and created grotesques. That he was quite aware of this is illustrated by his comment on Fuchsia: She was gauche in movement and in a sense, ugly of face, but with how small a twist might she not suddenly have become beautiful (from Titus Groan)"

(G.Peter Winnington in "Lines of Flight - Mervyn Peake, The Illustrated Work")








mercoledì 4 novembre 2009

Lignes de fuite -3 (La Maison d'Ailleurs)


Restituire a parole il senso dell'altrove che si sperimenta alla Maison d'Ailleurs è assolutamente impossibile. Soprattutto quando, dopo aver visitato l'esposizione temporanea collocata nell'edificio principale, attraverso una passerella vetrata, ci si trasferisce altrove, appunto. Per esempio nell'Espace Jules Verne.








Io poi quando vedo cose di questo genere

mi commuovo e scivolo in un altrove da cui poi è difficile farmi ritornare.
Ma mi rendo conto che qualcuno potrebbe provare le stesse emozioni davanti a reperti provenienti da un'epoca meno remota:




Immagini che strappano sorrisi di nostalgia quando non sono inconsapevolmente, tristemente profetiche come questa:

domenica 1 novembre 2009

Lignes de fuite - 2 (Losanna)



Losanna – dove ero passata rapidamente nel ’92 in occasione di un concerto dei Cure – me la ricordavo proprio così: distinta e brumosa, il selciato umido di nebbia, le stradine acciottolate in salita, i meravigliosi palazzi d’inizio novecento, le lunghe finestre affondate nei tetti in ardesia che fanno tanto Parigi.
Non ricordavo, invece, o non avevo avuto modo di notare gli aspetti meno simpaticamente francesi della città: non c’è dubbio che gli Svizzeri di lingua tedesca superino ampiamente i compatrioti francofoni quanto ad affabilità e semplicità. Ed anche gli standard di igiene e pulizia sono molto più vicini a quelli francesi che a quelli svizzeri.
L’impressione generale – se può valere un’impressione ricavata da una permanenza di una giornata scarsa – è che gli abitanti di Losanna se la tirino un po’. In ogni caso la città è bellissima e il centro storico incantevole.



Il primo losannese che riusciamo ad avvicinare per un’informazione parla un italiano dal fortissimo accento sardo con cadenza francese.
Ha appena parcheggiato accanto a noi compiendo una manovra poco ortodossa e, nell’indicarci la direzione, ci suggerisce una manovra altrettanto scorretta “Tanto siete italiani, no?” dando per scontato che la violazione delle regole, comprese quelle di un paese straniero, sia un’attiudine naturale per un italiano, una caratteristica inscritta nel patrimonio genetico nazionale.

Più tardi, dopo aver inutilmente cercato a lungo un qualche locale senza pretese che soddisfacesse la nostra voglia di raclette e fondue finiamo nostro malgrado in uno sciccosissimo ristorante italiano dove siamo accolti con iniziale freddezza per via delle nostre scarpe da trekking e dove mi guadagno tutto il disprezzo del maître quando chiedo che i ravioli di zucca mi siano serviti senza olio al tartufo.

Dopo cena ci ritroviamo a vagabondare tra le strade deserte e, curiosando attraverso le vetrine ancora illuminate dei numerosi negozi d'antiquariato,




incappiamo in un locale che ci fa piombare in un clima vieille France e lì, finalmente, ci sentiamo subito a nostro agio.



Mentre il bluesman può finalmente dar sfogo alla sua turpe voglia di birra, io mi faccio due espressi e un tè, osservando gli avventori che paiono tutti usciti da una ballata di Brassens (noi compresi).



Peccato non essere riuscita a fotografare le composizioni di fiori finti inizio anni '70 che ornavano le nicchie tra una volta e l'altra. E, soprattutto, ad una settimana di distanza, brucia ancora il rimpianto per non aver approfittato della fondue servita su tovagliette di carta a quadretti bianchi e rossi. À la prochaine fois.

lunedì 26 ottobre 2009

Lignes de fuite -1 ( Yverdon- les- Bains, quasi un paese delle fiabe)

No, non ci sono andata al Bats over Milan Festival. Mai sentito parlare di bisogno di silenzio? L'ultima cosa di cui avessi bisogno la scorsa settimana era precisamente una bolgia negli inferi milanesi.

"Lignes de fuit" era il titolo della mostra che mi attirava come una calamita e io mi ci sono fiondata senza indugio, fuggendo da tutto ciò da cui si può fuggire.

Perciò sabato mattina io e il bluesman ci siamo alzati di buon'ora, abbiamo consolato la gatta con qualche croccantino extra e in men che non si dica ci siamo lasciati le Alpi alle spalle.
Attraversato il verde cuore della Svizzera cosparso di manciate di pecore e mucche - da notare l'ampia rappresentanza di esemplari neri per entrambe le specie - abbiamo raggiunto senza difficoltà il centro di
questa cittadina senza tempo che si affaccia sul lago Neuchâtel e, con altrettanta facilità, abbiamo trovato subito parcheggio nel centro cittadino, a un passo dalla nostra meta.

Scesa dalla macchina la prima visione da cui sono stata raggiunta è stata una significativa esposizione di zucche.

Dopo di che ho notato questa bella farmacia


e subito mi son persa tra le aiuole

infine ho raggiunto la piazza dedicata al buon Pestalozzi.


Nel corso delle poche ore trascorse in questo bizzarro paese di gnomi, fate e boulangerie siamo riusciti a:

1) perpetrare l’inspiegabile tradizione che ci guida, ogni volta che visitiamo una città svizzera per la prima volta, a trovare cibo e conforto in un bar gestito da brasiliani e/o portoghesi
2) assistere ad un matrimonio
3) testimoniare di un incidente stradale di lieve entità conclusosi con baci e abbracci tra investito e investitore sotto lo sguardo benevolo di due agenti della polizia.
Visitata la mostra dedicata a Mervyn Peake – di cui darò conto più avanti se la salute mentale mi assisterà – abbiamo lasciato a malincuore Yverdon e le sue strade antiche, la sua atmosfera inafferrabile, tra Spandau e il Berry di George Sand, le belle case a metà tra villa liberty e chalet di montagna, e, di lago in lago, siamo scesi verso Losanna.

lunedì 12 ottobre 2009

Specialmente se il vento d'ottobre

"Specialmente se il vento d'ottobre
Con dita gelate punisce i miei capelli,
Artigliato dal sole cammino sulle fiamme
E getto un granchio d'ombra sulla terra"

Dylan Thomas "Especially when the october wind", traduzione Ariodante Marianni