Ciao Lou, non te ne sei mai andato.
lunedì 27 ottobre 2014
mercoledì 5 marzo 2014
Zebra crossing
Quando guido cerco di non perdere mai l'occasione per fermarmi ai passaggi pedonali: mi diverte vedere il sollievo schiarire il viso dei pedoni in attesa di attraversare, mi gratifica il loro furtivo gesto di ringraziamento mentre si affrettano sulle strisce quasi a voler recare il minor ingombro possibile.
E mi stupisce anche un pochino tutta questa profusione di sorpresa e gratitudine nei confronti di un'automobilista che fa semplicemente il proprio dovere (sempre che le auto parcheggiate in doppia fila o sulle stesse strisce pedonali consentano l'avvistamento del pedone). Effetti collaterali dell'assuefazione all'arroganza e ai soprusi.
lunedì 10 febbraio 2014
A proposito di cosa
Da provinciale ignorante quale sono, non ho colto, nel nuovo film dei fratelli Coen A proposito di Davis, i riferimenti a Colazione da Tiffany. E sì, ovviamente ho riconosciuto lo zio Bob in una delle ultime inquadrature, ma ho inteso la citazione semplicemente a mo' di cameo omaggio: vale a dire che poche note e una silhouette non mi sono sembrate sufficienti a srotolare un ragionamento sulla rivoluzione del nuovo folk dylaniano che si innesta nella tradizione. Insomma, dov'è la sostanza? Me lo sono chiesta per tutta la durata - per fortuna contenuta - del film, certa che il finale mi avrebbe condotta a un qualche sviluppo, più o meno logico. In realtà, niente. Vogliamo ribadire che il mondo si divide tra perdenti nati e individui geneticamente disposti al successo? Non mi sembra il caso di farci sopra un film. Vogliamo svolgere un accurato esercizio di manierismi, confezionare un lavoro imbottito di citazioni e rimandi più o meno criptati? Si può fare tutto, per carità, ma per gente modesta come me i grandi film sono un'altra cosa. Con Inside Llewyn Davis i Coen sembrano aver fatto un inutile monumento a sé stessi o poco più. Meno male che c'è il gatto, che recita stupendamente e che si aggira per il film con grazia e intelligenza impareggiabili.
martedì 14 gennaio 2014
Il capitale umano
Non ce la faccio a dire che il film è bellissimo, perché è spaventosamente uguale alla vita, la nostra vita. E gli attori - tutti straordinari - sono l'esatta replica di tipologie comunissime da queste parti. Le caratteristiche antropologiche locali sono rappresentate senza alcuna sbavatura, soprattutto senza maniera: volgarità e ipocrisia di questi luoghi e di questi tempi resi con raffinata sapienza di dettagli. Già da subito in lizza per i migliori film dell'anno, da tutti i punti di vista.
domenica 8 dicembre 2013
Le primarie, il lupo, Pierino e il narratore.
Provo un'intensa antipatia per Matteo Renzi. La prima cosa che odiai in lui, anni fa, quando a malapena sapevo chi fosse, fu la voce: mi capitò di sentirlo alla radio nel ruolo di narratore in Pierino e il lupo e l'irritazione fu istantanea. Avvertii nel suo tono una smania di protagonismo che mi procurò un intenso fastidio. Unitamente alla sua popolarità è aumentata anche la mia avversione nei suoi confronti. Credo sia questa la ragione per cui stamattina, all'improvviso, ho sentito il bisogno di fare una cosa che mai mi sarei aspettata da me stessa: mettermi in coda per le primarie. Ebbene sì, perché nella sala consiliare del comune di Villaguardia, oggi, poco prima delle 14, sono stata testimone di una (seppur modesta) coda. Sono una specialista delle cause perse, certo, ma anche una ribelle orgogliosa, e non volevo consegnarmi alla sconfitta senza manifestare il mio dissenso. Non ho mai votato Pd e di certo non comincerò adesso. Voglio vedere il narratore alla prova dei fatti, al netto delle sue ciance.
mercoledì 4 dicembre 2013
Incapace
Mi sento incapace di fare qualsiasi cosa. Mi sento tollerata - e sostenuta - dalla società come un reduce di guerra. Con la differenza che io ho combattuto per me stessa, non per la patria. Dunque mi sento doppiamente grata. Forse per il momento devo solo accontentarmi di stare a galla.
domenica 1 dicembre 2013
Di cosa parliamo quando parliamo di Made in Italy
È almeno un anno - sicuramente a partire dall'incendio di Dacca del novembre 2012 - che prima di comprare un capo di abbigliamento mi sincero che non sia stato prodotto in Bangladesh. Raramente riesco a concedermi un capo prodotto in Italia ma, quando succede, mi sento soddisfatta e a posto con la coscienza. Certo alla luce di quello che è successo oggi mi chiedo che senso abbia il mio scrupolo. Di cosa parliamo quando parliamo di Made in Italy?
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