Sono stati grandi. Molto più di quanto mi aspettassi. Anche il tetro palazzacciosharp mi è parso meno lugubre e sporco del solito. E pure il sound era più che dignitoso.
Pubblico foltissimo, perfettamente intonato, già ondeggiante e fuori di sè al secondo pezzo. Una scarica inarrestabile di riff acidi, il suono scuro e amaro di Kapranos e la sua voce che qua e là ricordava quella di Jim Morrison.
Bellissimi i sintetizzatori usati con parsimonia, gusto e rara intelligenza.
Finale orgasmico con rito percussivo collettivo e gran delirio psichedelico. Grandi. Grandi davvero, senza mezzi termini.
Il bluesman di casa si è espresso in termini lusinghieri dichiarandosi del tutto soddisfatto (anche di avermi regalato il biglietto, presumo).
L’unico appunto lo riservo alla scenografia: personalmente avrei fatto volentieri a meno del fondale quadrettato in puro stile piastrella che dava al tutto un’aria glacialmente sixties .
Menzione particolare per il gruppo d’apertura, i berlinesi Kissogram: elettro-pop sintetico ed energico di chiara ascendenza teutonica. Peccato per i testi in inglese, il tedesco sarebbe stato perfetto. Il fantasma di Falco aleggiava comunque.
martedì 31 marzo 2009
giovedì 26 marzo 2009
Frivolezze di primavera
Determinata a gratificarmi con un autoregalo postumo di compleanno mi concedo un paio d’ore di libera uscita in centro. Il budget a mia disposizione è veramente limitato, dunque tutto ciò che mi è concesso è girovagare per grandi magazzini ed esplorare le collezioni dei marchi low price.
Da Promod scopro che la camicia e il gilet adocchiati lo scorso sabato, crollata la barriera della vetrina, hanno perso la metà del loro fascino: do un’occhiata in giro ma niente riesce a catturarmi, tanto più che, con tutto il rispetto per il continente asiatico, non se ne può più di cotonacci indiani e colli alla coreana. Effetti collaterali e congiunti di crisi e globalizzazione, d’accordo, ma anche la fantasia vuole la sua parte.
Dopo un’inutile puntatina da Sisley che persevera con collezioni incomprensibili, tra l’eccessivo e l’anonimo, passo da Oviesse a curiosare fra le novità di Fiorucci; naturalmente si tratta di modelli che una signora della mia età non dovrebbe nemmeno prendere in considerazione, ciononostante la mia attenzione viene subito calamitata da una graziosa camicia a fiori con corpino in pizzo simil macramé, una cosa che, volendo, portata sopra i jeans, potrebbe essere reinterpretata in chiave neohippy. Da notare che anni fa, quando giravo abitualmente per Milano (in total black come si conviene a una dark lady), avrei spaccato volentieri le vetrine del Fiorucci store di Piazza San Babila, simbolo per eccellenza di quel consumismo pacchiano e plasticoso sulle cui ceneri oggi proviamo a tenerci in piedi. Va riconosciuta a Fiorucci un’abilità non comune nel dare alla gente ciò di cui ha bisogno: in anni di vacche grasse ha lanciato una griffe spudoratamente orientata al superfluo; qualche anno fa, fiutato l’avanzare della crisi, ha pensato bene di raggiungere le teenagers attraverso la grande distribuzione e si è riciclato con un prodotto a basso costo, un prodotto a suo modo intelligente, con una sua precisa identità, fruibile e di buon gusto.
Altra tappa inevitabile, Zara. Dire caos è dire niente. Mi faccio strada fra cumuli di abiti che passano di mano in mano e una quantità di ragazzine con fidanzato al seguito: individuo un paio di pantaloni che potrebbero fare al caso mio se solo non fossero sporchi da far schifo; stessa cosa per un grazioso golfino in cotone color cipria leggermente striato di grigio qua e là. Il mio non-rapporto con Zara è destinato a durare.
Gli unici due negozi dove quasi certamente potrei trovare qualcosa di mio gusto a prezzi abbordabili aprono troppo tardi e io ho consumato la mia pazienza: forse è un segno del destino che mi suggerisce di non spendere i pochi soldi che ho in tasca e comunque l’impressione generale è che non è giornata. Del resto di cose veramente carine che avrei comprato senza battere ciglio ne ho viste solo due e tutte e due erano off limits: una, da Benetton, per evidenti motivi estetici – cioè di gambe lunghe e perfette e adolescenziali che non ho - e si trattava di una deliziosa gonnellina scampanata in lucida organza bianca (di viscosa, credo) a motivi floreali nelle varianti rosa e azzurra, un confettino primaverile che avrei accompagnato con un paio di ballerine – incompatibili coi miei piedi - e un delicato twin set in tinta a manica corta; l’altro oggetto del mio desiderio rimasto tale mi ha fulminata da Coin ed era un superbo soprabitino di Desigual di cui mi sarei impossessata all’istante se solo il portafoglio me l’avesse permesso.
Rassegnata, una volta a casa, passo la serata navigando su cappellishop.com; fra modelli a cloche e i nuovi antipioggia avrei di che per celebrare degnamente il mio compleanno senza svenarmi. Ma il problema è che un copricapo necessita di uno spazio acconcio per essere riposto in modo adeguato e io di spazio non ne ho più. Potrò permettermi un nuovo cappello solo quando ne avrò eliminato uno vecchio.
P.S. Ho cercato di inserire i link per il sito dei cappelli e per quello di Desigual ma per qualche strana ragione non funzionano. Comunque il soprabitino è visionabile su www.desigual.com cliccando su colleciòn mujer
Da Promod scopro che la camicia e il gilet adocchiati lo scorso sabato, crollata la barriera della vetrina, hanno perso la metà del loro fascino: do un’occhiata in giro ma niente riesce a catturarmi, tanto più che, con tutto il rispetto per il continente asiatico, non se ne può più di cotonacci indiani e colli alla coreana. Effetti collaterali e congiunti di crisi e globalizzazione, d’accordo, ma anche la fantasia vuole la sua parte.
Dopo un’inutile puntatina da Sisley che persevera con collezioni incomprensibili, tra l’eccessivo e l’anonimo, passo da Oviesse a curiosare fra le novità di Fiorucci; naturalmente si tratta di modelli che una signora della mia età non dovrebbe nemmeno prendere in considerazione, ciononostante la mia attenzione viene subito calamitata da una graziosa camicia a fiori con corpino in pizzo simil macramé, una cosa che, volendo, portata sopra i jeans, potrebbe essere reinterpretata in chiave neohippy. Da notare che anni fa, quando giravo abitualmente per Milano (in total black come si conviene a una dark lady), avrei spaccato volentieri le vetrine del Fiorucci store di Piazza San Babila, simbolo per eccellenza di quel consumismo pacchiano e plasticoso sulle cui ceneri oggi proviamo a tenerci in piedi. Va riconosciuta a Fiorucci un’abilità non comune nel dare alla gente ciò di cui ha bisogno: in anni di vacche grasse ha lanciato una griffe spudoratamente orientata al superfluo; qualche anno fa, fiutato l’avanzare della crisi, ha pensato bene di raggiungere le teenagers attraverso la grande distribuzione e si è riciclato con un prodotto a basso costo, un prodotto a suo modo intelligente, con una sua precisa identità, fruibile e di buon gusto.
Altra tappa inevitabile, Zara. Dire caos è dire niente. Mi faccio strada fra cumuli di abiti che passano di mano in mano e una quantità di ragazzine con fidanzato al seguito: individuo un paio di pantaloni che potrebbero fare al caso mio se solo non fossero sporchi da far schifo; stessa cosa per un grazioso golfino in cotone color cipria leggermente striato di grigio qua e là. Il mio non-rapporto con Zara è destinato a durare.
Gli unici due negozi dove quasi certamente potrei trovare qualcosa di mio gusto a prezzi abbordabili aprono troppo tardi e io ho consumato la mia pazienza: forse è un segno del destino che mi suggerisce di non spendere i pochi soldi che ho in tasca e comunque l’impressione generale è che non è giornata. Del resto di cose veramente carine che avrei comprato senza battere ciglio ne ho viste solo due e tutte e due erano off limits: una, da Benetton, per evidenti motivi estetici – cioè di gambe lunghe e perfette e adolescenziali che non ho - e si trattava di una deliziosa gonnellina scampanata in lucida organza bianca (di viscosa, credo) a motivi floreali nelle varianti rosa e azzurra, un confettino primaverile che avrei accompagnato con un paio di ballerine – incompatibili coi miei piedi - e un delicato twin set in tinta a manica corta; l’altro oggetto del mio desiderio rimasto tale mi ha fulminata da Coin ed era un superbo soprabitino di Desigual di cui mi sarei impossessata all’istante se solo il portafoglio me l’avesse permesso.
Rassegnata, una volta a casa, passo la serata navigando su cappellishop.com; fra modelli a cloche e i nuovi antipioggia avrei di che per celebrare degnamente il mio compleanno senza svenarmi. Ma il problema è che un copricapo necessita di uno spazio acconcio per essere riposto in modo adeguato e io di spazio non ne ho più. Potrò permettermi un nuovo cappello solo quando ne avrò eliminato uno vecchio.
P.S. Ho cercato di inserire i link per il sito dei cappelli e per quello di Desigual ma per qualche strana ragione non funzionano. Comunque il soprabitino è visionabile su www.desigual.com cliccando su colleciòn mujer
mercoledì 25 marzo 2009
Compleanni illustri
Per Magda Olivero oggi sono 99!
E per Elton John qualcuno meno ma anche a lui un pensiero devoto. Quando si dice una canzone perfetta:
E per Elton John qualcuno meno ma anche a lui un pensiero devoto. Quando si dice una canzone perfetta:
martedì 24 marzo 2009
“Ma nelle notti di marzo non può bastare / La voce di una canzone per lasciarsi andare…”
“Guarda, non c’è verso…i Coldplay non riesco proprio a farmeli piacere…sarà la voce di lui, che ti devo dire…l’unica cosa che riesco ad ascoltare è quella canzone dell’ultimo disco, quella che avevi messo sul tuo blog, come si chiama?, ah Lost, ecco, sì, quella è l’unica che mi piace ma solo perché sembra una canzone dei Talking Heads, ci senti dentro tutto Brian Eno…e riesco a dire che mi piace perché nella mia testa suona con la voce di David Byrne…”
Ecco, quando mi sento dire queste cose a uno che potrebbe essere mio figlio mi rendo conto che i miei vent’anni appartengono al trapassato remoto. E mi chiedo: ma quanto acida e rompicoglioni sono diventata?
Ecco, quando mi sento dire queste cose a uno che potrebbe essere mio figlio mi rendo conto che i miei vent’anni appartengono al trapassato remoto. E mi chiedo: ma quanto acida e rompicoglioni sono diventata?
mercoledì 18 marzo 2009
Tutti al lavoro
Ecco, il nuovo imminente scatto legiferativo del governo mi sta già tirando su di morale. Che è tutto 'sto mortorio, 'sti giardini buoni solo da passarci con la rasaerba? Finalmente un po' di vita: ben presto dal pollaio del vicino vedrò sprizzare un palazzo a sei piani, vedrò verande espandersi fin sul ciglio della strada e sarà tutto un fiorire di protuberanze geometriche e pratici infissi in alluminio...mi par già di sentire lo scatarramento di un vecchio autocarro impolverato mentre arranca affrontando la salita, il martellamento pneumatico della domenica mattina, perchè è chiaro, quello che già vedo all'opera è un esercito di praticoni dopolavoristi amici degli amici di conoscenti che chissenefrega-le-norme-di-sicurezza...In perfetta sintonia con le direttive berlusconiane sarà tutto un alacre trionfo del fai da te (vedi alla voce lavoro nero).
martedì 17 marzo 2009
Non ho potuto resistere: Happy St Patrick's Day, anyway...

"Laggiù in fondo, attraverso l’arco di ingresso, si intravede uno spicchio di verde brillante e una piccola processione di donne, passeggini e bambini avanza lentamente sotto il porticato. E’ a questo genere di speranza che non potresti più rinunciare. Non sarà il paese più elettrizzante della terra quello che ti ha accolto, ma questa città sa offrire squarci di silenzio che ti sono di grande conforto. E’ una terra generosa, quella che ti ospita: tanta acqua, tanta luce, tanto vento. C’è tutto quello che serve per riappacificarsi con la vita, se non proprio con se stessi."
Etichette:
Da qui messere si domina la valle,
L'inutile guida
"Semper Dowland, semper dolens"
Chissà se è stata l'aria malsana che respiro in ufficio ad avvelenarmi fino al midollo. (A proposito del capo supremo: ho intercettato un suo carteggio elettronico in cui brillavano perle come "mi anno comunicato" e "non soddisfava").
Sto tagliando i ponti ad uno ad uno, con placida rassegnazione. Non ho a disposizione nessun presente accettabile a cui agganciarmi.
Ascolterei John Dowland tutto il giorno.
Sto tagliando i ponti ad uno ad uno, con placida rassegnazione. Non ho a disposizione nessun presente accettabile a cui agganciarmi.
Ascolterei John Dowland tutto il giorno.
Iscriviti a:
Post (Atom)