giovedì 16 aprile 2009

When the rains come

La notizia è di oggi ed è una di quelle notizie che mi rendono felice: gli And Also The Trees stanno per pubblicare un nuovo album che dovrebbe vedere la luce più o meno insieme alla mia creatura.
Sono felice. Amo gli And Also The Trees, li ho sempre amati moltissimo. Possiedo addirittura due copie in vinile (non si sa mai, metti che se ne rovina una...) di quell'autentico capolavoro che è Virus Meadow e mi piace ricordare che il concepimento de L'inutile guida avvenne nel maggio 2006 proprio in seguito all'acquisto della seconda copia di Virus Meadow, esattamente vent'anni dopo l'uscita del disco.


Durante l'estate del 1986, barricata nella mia stanza con Virus Meadow nella testa, china sulla scrivania, fingevo di preparare un esame di letteratura greca che non sostenni mai. In realtà scrivevo un romanzo, il secondo della mia povera carriera, destinato per fortuna a non veder mai la luce.

Il nucleo centrale di quel tentato romanzo, che portava l'ambizioso titolo di Orfeo ed Euridice e mostrava già i chiari segni del mio stile schizofrenico, era la relazione (malata, va da sè) tra Steven e Corinne. Allora non potevo certo immaginare tutto quello che sarebbe accaduto dopo. Riascoltare Virus Meadow vent'anni dopo è stato come aprire una scatola di ricordi: tra i tanti sono rotolati fuori anche Steven, Corinne e Alex. Cosa avranno fatto in questi vent'anni?, mi sono chiesta, cosa ne sarà di loro adesso? Incredibilmente, loro erano ancora lì, pronti a vestire i panni della mia follia attraverso la loro storia. Io ne ho approfittato. Ci siamo fatti compagnia a vicenda.

Lo scorso settembre a Lugano ho provato a spiegare qualcosa di tutto questo a Justin Jones. Lui si è dichiarato entusiasta e ha preteso una copia del libro. "Ma è in italiano" ho obiettato io. Lui mi ha assicurato che con l'italiano non se la cava male.

Sono felice. When the rains come uscirà l'8 giugno. Sono sicura che sarà un grande disco come (Listen for) The Rag and Bone Man.

lunedì 13 aprile 2009

Veramente volevo solo un caffè...

Il sabato di Pasqua, presa da un'ispirazione improvvisa, decido un’incursione in quel di Gallarate.
Nel tentativo di reagire all’assonnato grigiore prefestivo che ammorba la cittadina – già deprimente di suo – mi lancio alla ricerca di un caffè. Il locale in cui incappo è il classico bar “giovane”, arredato in stile minimal-chic e destinato, si suppone, ad animarsi all’ora dell’aperitivo. L’ordinazione che io e M affidiamo alla giovane barista dai capelli ossigenati non potrebbe essere più semplice: due caffè, uno macchiato caldo, grazie. L’occhiata che io e M ci scambiamo quando ci vengono messe davanti due tazze da tè è più che eloquente: al Bar degli Spettri passi, ma in un posto spaziale come questo…in realtà, io e M, da provinciali quali siamo, non abbiamo colto e non sappiamo che il bello deve ancora venire. Un minuscolo contenitore debordante di crema bianca viene depositato accanto al cucchiaino. Io e M ci guardiamo ancora.
Thomas Milian: “E questo che è?”
Bombolo, alzando le spalle: “Boh, sarà panna…”
In realtà è gelato. Ma chi l’ha chiesto, il gelato? Per di più senza zucchero, senza alcun sapore particolare.
Con un’azione degna di Mister Bean annego tutto dentro il goccio di caffè macchiato, laggiù in fondo nel cono della tazza enorme. Trangugio il beverone gelido con l’unico desiderio di far scomparire tutto il più velocemente possibile. Inutile dire che questo caffè con gelato non richiesto implica un sovrapprezzo che noi paghiamo senza battere ciglio.
Mezz’ora dopo, il beverone galleggia ancora gelido e intatto nel mio stomaco.
Ma un caffè, dico, un buon caffè caldo, no eh? Cos’è, non va più di moda?
Dio com’è difficile essere banali di questi tempi.

giovedì 9 aprile 2009

Leçons de Ténèbres

mercoledì 8 aprile 2009

L'Appennino nascosto

Segnalo questa trasmissione andata in onda su Radio Tre Rai nell'ambito dell'insostituibile programma Fahrenheit.
Il podcast di Radio Tre funziona molto bene e permette di recuperare appuntamenti assai preziosi come appunto questa conversazione con Paolo Rumiz e Franco Arminio.

martedì 7 aprile 2009

"...scrivo tutta la musica che mi viene in mente, come un forsennato, ma anche con tanta tristezza." (Claude Debussy, 1915)

Alla fine al concerto ci sono andata. Ci sono andata essenzialmente perchè ritengo che la musica sia un dovere e se c'è un concerto di un artista di rilievo fuori casa e a un prezzo decente è un dovere andarci. Perchè la buona musica è nutrimento dell'anima, sempre. Così al concerto ci sono andata anche se un po' trafelata, con la testa altrove, anche se ho fatto fatica a staccarmi dal pc dal quale speravo di avere notizie di G.
Il fatto che G abiti a L'Aquila insieme alla figlia spiega la mia apprensione. A dire il vero, io G non l'ho mai conosciuta, non personalmente, voglio dire. Però siamo amiche di forum, ci siamo incontrate nel nome di una band la cui musica ha rappresentato molto più della colonna sonora della nostra giovinezza. Io e G, all'interno della community, sventoliamo la bandiera delle più anziane: vantiamo concerti visti in anni d'oro e mitici vinili da battere all'asta.
Certo se il cellulare di G non dà segni di vita le ragioni sono le più ovvie: linee intasate, batteria scarica.

La sonata di Beethoven op.102 n.1 ha un suono un po' ruvido, poco convincente. O forse è semplicemente la mia anima ad essere sintonizzata altrove: penso al gruppetto degli amici romani che si stanno prodigando in tutti i modi per raggiungere G, penso che durante l'intervallo manderò un altro sms a M che sta a Bologna e magari ha ricevuto notizie da E che sta a Firenze.
Mai neanche per un solo istante retrocedo dalla convinzione che G sia sana e salva. Non ho mai avuto dubbi - non saprei dire perchè - ma la certezza si radica in me durante l'esecuzione dello splendido Pohádka di Janáček a cui Andsnes regala una luminosità impressionistica. La sonata di Debussy è un moto di ribellione all'orrore della guerra, è un disperato, geniale slancio di creatività di un uomo assediato dalla morte certa. E poi Lutoslawski (che qualcuno dietro di me non ha mai sentito nominare) ci precipita in un'atmosfera lugubre cui non avrebbe senso opporsi. Beethoven chiude il cerchio col conforto della perfezione. Il suono di Andsnes è perfetto, pulito, luminoso, equilibrato: contraltare ideale per la voce ruvida, essenziale e saggia del violoncello di Schiff (che ho trovato simpaticamente invecchiato). Bellissimo l'encore, il secondo movimento della Sonata di Chopin, reso senza alcun manierismo romantico.
Probabilmente non avrei potuto scegliere colonna sonora più adatta per una serata così strana e concitata. Mai rinunciare alla musica.
Oggi ho saputo che G e figlia sono state estratte dalle macerie sane e salve. Hanno perso tutto. G ha perso tutti i suoi preziosi vinili. I libri. Il passaparola della community si è già attivato, il gruppetto dei romani è pronto ad entrare in azione, G ha bisogno di tutto e c'è già chi ha offerto ospitalità, ognuno ha qualcosa da dare. Se G non avesse avuto una passione folle per la musica le nostre strade non si sarebero incrociate. G sarebbe un po' più sola e noi un po' più inutili.
Mai rinunciare a un concerto. Mai spegnere la musica.

sabato 4 aprile 2009

Contro il veleno dell'ignoranza

Oggi è proprio il caso di togliere dallo scrigno questo vecchio cd e lasciare che questa musica incantevole – grazie alla semplice immediatezza della perfezione - purifichi l’atmosfera come un nobile incenso.

giovedì 2 aprile 2009

Night rain


"Non è stato un pomeriggio facile. Però ti accorgi con sollievo che il risveglio ti sta regalando la possibilità di tenere la testa rivolta verso la finestra. Vedi, il mondo continua là fuori, ogni cosa ha seguitato a procedere con regolarità. Persino la pioggia ha scelto di rimettersi all’opera, lenta e fedele attraverso le luci della sera. Non potresti desiderare suono più consolante di questo umido tramestio attorno al tuo davanzale.
A volte la notte sa rendere tutto così dolce, così accettabile."