giovedì 26 marzo 2009

Frivolezze di primavera

Determinata a gratificarmi con un autoregalo postumo di compleanno mi concedo un paio d’ore di libera uscita in centro. Il budget a mia disposizione è veramente limitato, dunque tutto ciò che mi è concesso è girovagare per grandi magazzini ed esplorare le collezioni dei marchi low price.
Da Promod scopro che la camicia e il gilet adocchiati lo scorso sabato, crollata la barriera della vetrina, hanno perso la metà del loro fascino: do un’occhiata in giro ma niente riesce a catturarmi, tanto più che, con tutto il rispetto per il continente asiatico, non se ne può più di cotonacci indiani e colli alla coreana. Effetti collaterali e congiunti di crisi e globalizzazione, d’accordo, ma anche la fantasia vuole la sua parte.
Dopo un’inutile puntatina da Sisley che persevera con collezioni incomprensibili, tra l’eccessivo e l’anonimo, passo da Oviesse a curiosare fra le novità di Fiorucci; naturalmente si tratta di modelli che una signora della mia età non dovrebbe nemmeno prendere in considerazione, ciononostante la mia attenzione viene subito calamitata da una graziosa camicia a fiori con corpino in pizzo simil macramé, una cosa che, volendo, portata sopra i jeans, potrebbe essere reinterpretata in chiave neohippy. Da notare che anni fa, quando giravo abitualmente per Milano (in total black come si conviene a una dark lady), avrei spaccato volentieri le vetrine del Fiorucci store di Piazza San Babila, simbolo per eccellenza di quel consumismo pacchiano e plasticoso sulle cui ceneri oggi proviamo a tenerci in piedi. Va riconosciuta a Fiorucci un’abilità non comune nel dare alla gente ciò di cui ha bisogno: in anni di vacche grasse ha lanciato una griffe spudoratamente orientata al superfluo; qualche anno fa, fiutato l’avanzare della crisi, ha pensato bene di raggiungere le teenagers attraverso la grande distribuzione e si è riciclato con un prodotto a basso costo, un prodotto a suo modo intelligente, con una sua precisa identità, fruibile e di buon gusto.

Altra tappa inevitabile, Zara. Dire caos è dire niente. Mi faccio strada fra cumuli di abiti che passano di mano in mano e una quantità di ragazzine con fidanzato al seguito: individuo un paio di pantaloni che potrebbero fare al caso mio se solo non fossero sporchi da far schifo; stessa cosa per un grazioso golfino in cotone color cipria leggermente striato di grigio qua e là. Il mio non-rapporto con Zara è destinato a durare.
Gli unici due negozi dove quasi certamente potrei trovare qualcosa di mio gusto a prezzi abbordabili aprono troppo tardi e io ho consumato la mia pazienza: forse è un segno del destino che mi suggerisce di non spendere i pochi soldi che ho in tasca e comunque l’impressione generale è che non è giornata. Del resto di cose veramente carine che avrei comprato senza battere ciglio ne ho viste solo due e tutte e due erano off limits: una, da Benetton, per evidenti motivi estetici – cioè di gambe lunghe e perfette e adolescenziali che non ho - e si trattava di una deliziosa gonnellina scampanata in lucida organza bianca (di viscosa, credo)
a motivi floreali nelle varianti rosa e azzurra, un confettino primaverile che avrei accompagnato con un paio di ballerine – incompatibili coi miei piedi - e un delicato twin set in tinta a manica corta; l’altro oggetto del mio desiderio rimasto tale mi ha fulminata da Coin ed era un superbo soprabitino di Desigual di cui mi sarei impossessata all’istante se solo il portafoglio me l’avesse permesso.

Rassegnata, una volta a casa, passo la serata navigando su cappellishop.com; fra modelli a cloche e i nuovi antipioggia avrei di che per celebrare degnamente il mio compleanno senza svenarmi. Ma il problema è che un copricapo necessita di uno spazio acconcio per essere riposto in modo adeguato e io di spazio non ne ho più. Potrò permettermi un nuovo cappello solo quando ne avrò eliminato uno vecchio.


P.S. Ho cercato di inserire i link per il sito dei cappelli e per quello di Desigual ma per qualche strana ragione non funzionano. Comunque il soprabitino è visionabile su www.desigual.com cliccando su colleciòn mujer






2 commenti:

rose ha detto...

carino desigual - a me piace il soprabito grigio lucido con le strisce a pois.
sono solidale con questa tranche de vie della consumatrice media. anche se in questo specifico momento qualche soldino ce l'ho, il senso di disadattamento nei grandi magazzini è sempre quello...

fuchsia ha detto...

E' proprio quello il soprabitino dei miei desideri! E' grazioso, vero? Vabbè, nella prossima vita...